Curva Filadelfia

lunedì 1 ottobre 2007

Guerriglia allo stadio: 27 arresti, auto distrutte

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TORINO – Oltre quaranta fermati, 27 arrestati, ma il numero sembra destinato a salire. I carabinieri hanno inoltre fermato 21 persone, 14 la polizia: è il bilancio degli scontri di ieri prima e durante il derby torinese. Tra gli arrestati prevalgono i tifosi bianconeri, per tutti i reati ipotizzati vanno dal lancio di oggetti alla resistenza alle forze dell’ordine. I tifosi juventini e quelli granata non sono praticamente mai entrati in contatto diretto, ma carabinieri, polizia e guardia di Finanza hanno lavorato fin dalle prime ore del pomeriggio, insieme alla polizia municipale, per tenerli separati, con tafferugli continui che si sono attenuati solo quando la gara è cominciata. Un carabiniere e un cameraman di Sky sono rimasti feriti in modo lieve, ad un altro carabiniere è stato fracassato con una mazza il casco protettivo, mentre un’auto dei vigili urbani è stata gravemente danneggiata. La tensione intorno all’Olimpico è rimasta comunque fortissima per tutto il giorno, quasi che le due tifoserie avessero atteso quattro anni per poter tornare a scontrarsi prima e indipendentemente dal risultato sportivo. E la città si è ritrovata per un attimo proiettata all’indietro, in un clima di rivalità e di lotta del quale, per una volta, non era possibile incolpare nessuna «tifoseria barbarica» arrivata da lontano. Gli ultrà delle due squadre hanno cominciato ad arrivare nelle strade laterali intorno allo stadio fin dalle 14, armati di tutto punto: caschi, sciarpe, bastoni, bottiglie, fumogeni. Ad alcuni tra gli arrestati sono stati sequestrati anche coltelli. Alcune auto sono state parzialmente spostate nel tentativo di bloccare le cariche. I momenti di massima tensione si sono registrati intorno alle 17, sul lato est dello stadio, tra corso Sebastopoli e via Tripoli. I carabinieri e gli agenti di polizia sono intervenuti più volte con cariche di alleggerimento per disperdere i tifosi più esagitati, mentre i fermati venivano via via accompagnati in questura e al comando dei carabinieri per esaminare le loro posizioni. Il lavoro degli agenti e dei militari ha comunque evitato gli scontri veri e propri, anche se sono state decine e decine le telefonate dei residenti nella zona intorno allo stadio per segnalare danneggiamenti alle auto parcheggiate e altri atti di vandalismo. Il bilancio finale, dopo che il servizio d’ordine è stato ulteriormente rinforzato, è comunque positivo rispetto ai timori della vigilia, quando qualcuno aveva avanzato timori collegati alle ridotte dimensioni dell’Olimpico e alla possibilità che molte persone restassero quindi fuori dallo stadio.

Schiavazzi Vera

Pagina 44
(1 ottobre 2007) – Corriere della Sera

venerdì 2 dicembre 2005

Fiorentina-Juve, follia all’ultimo stadio

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Scontri e lacrimogeni, gara sospesa per 30 minuti. Alta tensione in vista del bis di domenica

DAL NOSTRO INVIATO FIRENZE – L’inciviltà da stadio non conosce giorni di riposo e non si ferma neppure in Coppa Italia, trofeo a volte snobbato dalle squadre ma mai dagli hooligan. Così Fiorentina-Juventus è iniziata con 5 minuti di ritardo per protestare contro il razzismo. E poi si è fermata per altri 30, quando il secondo tempo era iniziato da 120 secondi, perché il lancio di lacrimogeni durante gli scontri tra forze dell’ordine e pseudotifosi della Juve ha scatenato il fuggi fuggi in campo e in ampi settori dello stadio. E pensare che l’entusiasmo portato dalla nuova gestione Della Valle aveva convinto 25.012 spettatori a pagare il biglietto per vedere l’antipasto della partita «vera», quella di campionato che si giocherà domenica. Doveva essere la serata di Buffon, tornato tra i pali dopo 109 giorni di infortunio, e di Pessotto, raro esempio di giocatore che non si lamenta mai. Poteva essere la serata di Bojinov e Pazzini, sostituti di Toni entrambi in gol. È stata, invece, ancora una volta, ribalta per chi finge di amare il calcio e invece ama solo la violenza. Gli scontri tra tifosi ospiti e forze dell’ordine sono iniziati presto. C’è chi parla di tentativo di attacco degli ultrà juventini contro quelli viola, con la polizia a impedire il contatto. C’è chi racconta di scontri nello spicchio destinato agli ospiti, per una faida interna tra gruppi egemoni. La certezza è che ancora una volta la cronaca sportiva ha lasciato lo spazio a quella nera. La miccia è stata accesa nello spazio tra la cancellata e il sotto tribuna. Molti ultrà viola hanno lasciato la curva Fiesole per aiutare gli altri tifosi. Alcuni ultrà bianconeri sono stati (6) prelevati dalle forze dell’ordine e portati via per essere identificati, mentre altri si sono scatenati all’interno, distruggendo i bagni e altre infrastrutture. Due tifosi della Juventus e uno della Fiorentina sono rimasti feriti e sono stati portati in ospedale. L’arbitro Palanca, dopo che i giocatori hanno iniziato a piangere, ha aspettato 8 minuti prima di ordinare alle squadre di rientrare negli spogliatoi. La partita poteva anche essere sospesa a titolo definitivo. La lunga attesa è sicuramente servita anche per prendere le necessarie informazioni con le forze di sicurezza. La decisione finale di Palanca, cioè far riprendere la partita, ci è sembrata di buon senso per almeno due motivi: 1) gli incidenti erano stati sedati e il vero «problema», a quel punto, era il ristagno del fumo dei lacrimogeni dentro lo stadio; 2) la ripresa del gioco ha permesso di riportare l’attenzione del pubblico sulla partita e ha garantito un deflusso regolare al termine del match. Le squadre hanno fatto il loro dovere, continuando a giocare con buon impegno una gara che aveva già perso gran parte della sua logica. Il precedente non è certo incoraggiante in vista di domenica, quando la stadio sarà gremito, la posta in palio alta e la tensione ancora di più. Non intelligentissimo, in questo senso, il gesto di scherno fatto da Mutu dopo aver segnato il 2-2 con un lob che è sembrato più un cross sbagliato che un tiro in porta. Il rumeno si è preso un giusto rimbrotto sia da Prandelli che da Capello. Qualcosa di simile si era visto nella Coppa Italia dell’anno scorso, in Siena-Roma, quando dalla curva degli ospiti una pioggia di fumogeni aveva costretto l’arbitro a sospendere a lungo la gara. La Roma stava dominando la partita, poi vinta per 4-0. Ma è ormai assodato che il calcio non è il primo interesse di chi vive lo stadio solo per essere protagonista in negativo.

Luca Valdiserri

Pagina 67
(2 dicembre 2005) – Corriere della Sera

mercoledì 11 aprile 2001

I buu razzisti contro Davids ottanta milioni di multa al Verona

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MILANO – Il Giudice sportivo ha graziato il Verona: per i “buu” razzisti contro Davids ha condannato la società veneta solo a una multa di 80 milioni e alla diffida, ma non ha squalificato il Bentegodi. La sanzione, tra l’ altro, è stata determinata per metà dal razzo che è atterrato vicino all’ arbitro Rodomonti. Il Giudice sportivo ricorda i due episodi al 34′ e al 42′ del secondo tempo, quando Davids è stato fatto segno di cori “di inequivoco significato di discriminazione razziale”. Nei due episodi non ci sono state manifestazioni di significato opposto da parte del resto dello stadio ma questo non è stato ancora un elemento sufficiente per arrivare alla squalifica del campo. Con la diffida, però, è probabile che la prossima volta il Giudice chiuda per un turno lo stadio veronese. «Multa pesante» ha commentato il presidente del Verona, Pastorello. «Negli ultimi quattro mesi non c’ è più stato un coro o un buu. I tifosi hanno avuto un comportamento civile dopo le nostre ultime prese di posizione contro il razzismo».

La Repubblica

lunedì 9 aprile 2001

Verona, ancora buu razzisti, Davids condannato all’insulto

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VERONA Certe volte il Verona è davvero molto meglio dei suoi tifosi, persone con una sola vocale, una sola consonante e anche una sola idea: bù, bù, bù. Edgar Davids è stato perseguitato dal grido della scimmia dal primo all’ ultimo minuto, dal primo pallone all’ ultimo fallo, sempre e comunque, con quell’ ululato sordo che l’ ha inseguito senza tregua. Stavolta il resto dello stadio ha sovente fatto finta di niente e comunque ha contestato poco gli urlatori beceri. Ed è per questo che il Verona rischia la squalifica del campo: sarebbe la prima della storia per colpa del razzismo, anche se il Bentegodi è già diffidato ma per atti di violenza (i bù hanno soltanto procurato multe da cinquanta milioni a botta), che per altro ieri si sono ripetuti a fine gara. In altre domeniche il pubblico civile s’ era ribellato con più forza, ad esempio contro il Parma di Thuram. Quella volta il presidente Giambattista Pastorello dovette pure chiedere scusa al difensore francese, ed era stato soltanto l’ ultimo dei suoi inutili (e forse anche un po’ sconsolati, oramai) interventi antirazzismo: non gli bastò di denunciare che per colpa di quei quattro gatti rabbiosi non aveva potuto comprare Mboma, il centravanti che probabilmente gli avrebbe garantito la salvezza. Nelle ultime settimane, e dopo l’ introduzione dei nuovi regolamenti che prevedono la squalifica del campo in caso di cori contro i giocatori di colore, Verona s’ era un po’ calmata, contro Vicenza e Bari (cioè Kallon ed Eniynnaya) l’ urlo della scimmia era stato raro e contestatissimo. Ieri no, del resto l’ antipatico Davids era pretesto troppo allettante. Nel secondo anello dei distinti c’ è anche uno striscione (che compare da fine gennaio, proprio dopo il caso PastorelloMboma) che invita al buon senso: «No al razzismo, no alla criminalizzazione della città», ovviamente poco contenta di passare per nazista per colpa degli ultrà. Ieri, quell’ invito è rimasto quel che era: parole di plastica, senza rumore. L’ unico che ha avuto il coraggio di reagire è stato il capitano Leonardo Colucci, che nel momento di massima contestazione a Davids (verso la fine della partita, quando l’ olandese si stava rotolando a terra dopo aver preso una tacchettata alla mano) ha alzato il braccio e ha oscillato l’ indice verso il pubblico: il segno del no, così non si fa. Nessuno gli ha dato retta, naturalmente. Dopo la gara, qualche centinaio di veronesi sbagliati ha anche tentato un’ altra manifestazione di civiltà, circondando la zona dell’ antistadio dov’ era parcheggiato l’ autobus della Juventus. È volata qualche pietra, una bottiglietta di vetro ha colpito in testa l’ autista che doveva riaccompagnare l’ arbitro Rodomonti all’ aeroporto, poi la polizia ha disperso gli arrabbiati. Davids se n’ è andato senza dire nulla, tanto ormai a questi trattamenti è abituato (dopo la partita con la Lazio, e i soliti bù, disse che ormai non ci faceva più caso) e tanto era più nervoso per altri motivi, vista la rissa che l’ ha coinvolto nel sottopassaggio degli spogliatoi. Una cosa l’ ha invece detta Carlo Ancelotti: «Non credo che quegli ululati infastidiscano i giocatori, semmai danno soltanto fastidio a quella parte di pubblico che razzista non è». La prossima volta, sicuro, qualche insulto se lo prenderà pure lui. – EMANUELE GAMBA

La Repubblica

lunedì 1 maggio 2000

Cori razzisti contro Davids Ignoranti si vergognino

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VERONA (m.cr.) – Non erano cinque, non erano dieci né cento. Erano migliaia, una curva intera e forse più. “Buu, buu” hanno ululato come bestie ogni volta che Edgar Davids toccava la palla, e avevano cominciato anche prima, all’ arrivo del pullman juventino sul piazzale dello stadio. “Negher, negher” hanno urlato a Oliseh e Davids, poi hanno continuato solo col secondo, visto che il primo è rimasto in panchina. “Negro di merda/sei solo un negro di merda” è stata la colonna sonora di un pomeriggio di pura vergogna. “Sì, vergogna è la parola giusta” dice Davids alla fine della sua partita giocata comunque benissimo, senza lasciarsi condizionare da quella massa di idioti razzisti. “Sono solo degli ignoranti, anche se questa è una vergogna per il genere umano, non per il calcio, non solo. Penso che la causa principale sia la mancanza di educazione, l’ assenza di una famiglia che insegni da bambini certi valori elementari. Non si può giudicare una persona dal colore della pelle, e altro da dire non c’ è”. Anche Prandelli, nei giorni scorsi aveva denunciato la bassezza umana di una parte del suo pubblico: l’ ultima prodezza, i cori contro Gargo durante Verona-Udinese. E l’ elenco delle vittime è lunghissimo. L’ insulto al nero è un classico nella città che già invitò i napoletani a lavarsi (provocando quella meravigliosa risposta al San Paolo: “Giulietta è ‘ na zoccola”). E Oliseh sembrava ancora più amareggiato di Davids: “E’ incredibile vedere e ascoltare certe cose nel duemila” ha detto. “Quando i giocatori europei vengono in Africa, nessuno va allo stadio per gridare buu, siete dei bianchi, buu. Pazienza, la strada della civiltà è ancora molto lunga”. E di sicuro non passa da queste parti.

martedì 21 dicembre 1999

Incidenti a Firenze. Tifoso perde un occhio

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Incidenti a Firenze tifoso perde un occhio Gli incidenti al termine della partita tra Fiorentina e Juventus costeranno la perdita di un occhio a un tifoso juventino coinvolto negli scontri. P.M. 26 anni, di Grosseto, è stato aggredito in un parcheggio nei dintorni dello stadio al termine dell’ incontro da un gruppo di teppisti viola.

Pagina 43
(21 dicembre 1999) – Corriere della Sera

domenica 28 novembre 1999

Negli stadi sfida ai tifosi razzisti

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Bomba neonazista a Roma: perquisizioni, un arresto. L’attentatore forse ripreso dalle telecamere di Palazzo Chigi

Negli stadi sfida ai tifosi razzisti
Lazio e Juve stasera in campo all’Olimpico con una scritta sulle maglie: “No all’antisemitismo”

ROMA – Il calcio si mobilita contro il razzismo. Dopo la proposta di Amos Luzzatto, presidente delle comunità ebraiche italiane, sulla sospensione delle partite in caso di striscioni nazisti e le accuse sui legami tra frange estremistiche della tifoseria e gli attentati di Roma, oggi Juventus e Lazio giocheranno con la scritta “No all’antisemitismo” sulle maglie. Il presidente della Roma Sensi dà ragione a Luzzatto: “In quei casi bisogna sospendere il gioco”. Proseguono le indagini sui due attentati nella Capitale: la polizia ha compiuto una trentina di perquisizioni fra gli estremisti di destra, un ultrà è stato arrestato. L’uomo che ha piazzato l’ordigno davanti al cinema “Nuovo Olimpia” potrebbe essere stato filmato dalle telecamere di Palazzo Chigi. E il procuratore aggiunto Ormanni teme che Roma debba affrontare nuove minacce per il Giubileo.

(28 novembre 1999) – Corriere della Sera

lunedì 8 novembre 1999

Nella partita degli striscioni vince il cattivo gusto

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NOSTRO SERVIZIO TORINO – Questo derby numero 215 nella storia del calcio torinese mancava da oltre tre anni: il periodo del purgatorio dei granata retrocessi in serie B. Ed era stato presentato come una sfida di intensi contenuti sociali, al di la della sua importanza sportiva: Davide contro Golia, la classe operaia contro quella borghese, gli indiani contro i cowboys, le frecce contro i fucili. E, anche se non c’era il pienone, a livello coreografico il confronto si è proposto e sviluppato per toni caldi, a volte sguaiati. Dal quieto, composto accesso dei vip alla tribuna d’onore (fra gli altri l’ex sindaco Diego Novelli, con sciarpone granata, e Giancarlo Caselli, direttore dell’Amministrazione penitenziaria, tifoso del Torino, due auto di scorta), alle diavolerie degli spalti. A parte i ripetuti scambi di “vaffa” tra curva Maratona (torinista) e la curva Scirea (juventina), è apparso vivacissimo e crudo lo scambio “epistolare” tra le due tifoserie. Ecco alcuni messaggi lanciati dagli striscioni di parte bianconera. “Siete una curva di ebrei, squatter e comunisti!”, “Ben tornati… bastardi!”. Le risposte del versante granata? “Voi la Juve amate in base a quanto guadagnate. Mercenari!”, “Aiutiamo la lotta contro i tumori, distruggiamo il cancro Juve” (con tanti saluti al vero significato di una giornata dedicata ad alti e comuni fini umanitari: ma si sa, diceva un vecchio saggio, che in ogni tragedia si nasconde la vena, per quanto crudele, del grottesco). La sola nota di pace e di generale partecipazione a un triste evento si è avuta nell’occasione del calcio d’inizio: i giocatori tutti fermi sull’attenti per un minuto di raccoglimento in memoria di Primo Nebiolo, scomparso la notte scorsa. Nebiolo era tifoso juventino, ma l’applauso del pubblico è stato generale. Di suo la Juve ha aggiunto una nota di nobile ossequio: i bianconeri hanno giocato con il lutto al braccio. Ma il derby ha ingoiato in fretta la pillola della commozione e della solidarietà. Il derby, per larga definizione, è pretesto di scintille e di litigi. Il festival dei decibel lo ha progressivamente accompagnato a sottolineare le ricorrenti baruffe e gli spigoli che il campo ha servito con dovizia: i cartellini gialli dell’arbitro Bazzoli sono fioccati copiosi a sanzionare i corpo a corpo proibiti e irosi, dove si coglievano i battiti forsennati dei cuori granata e la determinazione da alta classifica della sponda juventina. Latrati, ringhi e furori fino in fondo, mentre, avviandoci alla notte, la temperatura scendeva fino ai limiti del gelo: 7 gradi.

Carlo Grandini

Pagina 39
(8 novembre 1999) – Corriere della Sera

domenica 3 ottobre 1999

Montero sfida la contestazione

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Gli ultra’ insultano Iuliano, il compagno rischia la rissa per difenderlo

TORINO – Paolo Montero ama raccontare che per lui l’ amicizia e’ il valore supremo. Stavolta ne ha dato una dimostrazione pratica, non esitando a sfidare una trentina di ultra’ assiepati sugli spalti del vecchio stadio Comunale non appena l’ obiettivo dei loro insulti si e’ spostato dalla societa’ all’ amico del cuore: Mark Iuliano. “Torna a Salerno”, gli hanno gridato i tifosi infuriati, prendendolo di mira assieme al portiere Edwin Van der Sar: sono stati individuati, i due, come i responsabili principali del titubante avvio di stagione bianconero. Cosi’ Montero ha interrotto l’ allenamento e si e’ indirizzato verso i distinti. Le maschere hanno fatto da cuscinetto, il difensore e’ tornato indietro, la partitella di rifinitura e’ durata ancora qualche minuto, poi tutti sono andati sotto la doccia, turbati e arrabbiati. La contestazione a Iuliano e Van der Sar e’ stata preceduta dalla lenta esposizione di una serie di striscioni che hanno avuto come obiettivi gli stessi di lunedi’ scorso, quando i bianconeri sono stati accolti da scritte in vernice nera sul cornicione della curva Filadelfia: “Bettega, Giraudo e Moggi mercenari di oggi”; “Guadagnando un po’ di qua un po’ di la’ avete venduto l’ onore di questa citta”, con probabile riferimento allo spostamento a Palermo della partita di Coppa Uefa; “Lo scrive uno, lo pensano diecimila abbonati in meno: Ancelotti vattene”. E quest’ ultimo era accompagnato dal solito ritratto di maiale. La contestazione degli ultra’ crea ulteriore tensione attorno al match con il Venezia, che per la Juventus rappresenta gia’ una svolta. Il rischio, infatti, e’ che la contestazione in caso di insuccesso acquisti consistenza, anche se nell’ ambiente bianconero si cerca di attenuare il rilievo di tale protesta, attribuendola a ragioni diverse da quelle sostenute dai tifosi. Si sottolinea che i contestatori sono diffidati dal frequentare gli stadi per provvedimenti giudiziari e si evidenzia la distanza creata dalla societa’ nei confronti di questi tifosi dopo l’ assalto alla sala stampa avvenuta alla fine di maggio. “Non e’ stata una giornata dura: difficili sono le domeniche” commenta non a caso Roberto Bettega. Stefano Agresti

Agresti Stefano

Pagina 40
(3 ottobre 1999) – Corriere della Sera

martedì 28 settembre 1999

Slogan contro la Juve sui muri del Comunale “Agnelli, cacciali tutti”

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TORINO – Basta una sconfitta per far precipitare la Juventus nella contestazione. “Avvocato fai pulizia, la triade mandala via”, recita una lunga scritta in vernice nera che prende gran parte della curva Filadelfia del vecchio stadio Comunale. Nemmeno Bettega, Giraudo e Moggi, dunque, sono al riparo dalla delusione del popolo juventino. A loro viene imputata, innanzitutto, la scelta dei collaboratori, a cominciare dal tecnico. “Ancelotti maiale”, compare infatti poco più in la , e le due parole sono accompagnate dal ritratto mal riuscito di un volto suino. La mano tifosa, infine, colpisce lo stadium manager, ovvero colui che si occupa del progetto per il nuovo stadio per conto del club: “Opezzi vattene”. Ancelotti e i giocatori vedono tutto questo quando scendono in campo per l’allenamento. E tutto ciò crea tensione ulteriore in un ambiente già surriscaldato, come dimostra la revoca dei permessi ad alcuni giocatori subito dopo la partita di Lecce. Peraltro la squadra, chiusa nello spogliatoio, deve subire tre processi: prima da Ancelotti, poi da Moggi, infine da Chiusano. Il presidente è durissimo con il gruppo: “A Lecce non c’era in campo la Juventus, ma un’altra roba. Nemmeno loro, i giocatori e l’allenatore, sanno cosa sia accaduto. Quando andavo all’università mi capitava di aver studiato ma, di fronte al professore, di avere un blackout e dimenticare tutto: spero si tratti di un episodio del genere. Ma questi sono pagati per laurearsi, non per divertirsi”. Carlo Ancelotti replica alle accuse sui singoli e sui reparti, cominciando dal portiere: “Chi ha visto negli ultimi giorni Van der Sar e Peruzzi, pensa che quest’ultimo sia più bravo. Nessuno però ha mai discusso il valore di Peruzzi, tutti sanno perchè è stato ceduto. Aspettate, comunque, a bocciare Van der Sar. Ferrara a Lecce ha avuto una brutta giornata, come tutti: il modulo difensivo comunque non cambia, i giocatori vedremo. Quanto a Davids, sarebbe fondamentale per chiunque, solo che al mondo non ne esiste uno uguale”. Del Piero, infine. Lippi ha spedito Ronaldo in tribuna, Ancelotti non farà lo stesso con il suo campione: “Il caso è opposto: Ale deve giocare ed esporsi a brutte figure come quella di Lecce, perchè solo così tornerà quello che era”. Stefano Agresti

Agresti Stefano

Pagina 43
(28 settembre 1999) – Corriere della Sera

giovedì 19 novembre 1998

“Dagli spalti di Galatasaray-Juventus grideremo la nostra rabbia”

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La destra nazionalista di Istanbul cerca di scatenare la piazza. I dirigenti: “Non mischiamo calcio e politica”

Abdullah Ocalan e’ diventato il ventitreesimo giocatore di Galatasaray-Juventus, valida per la quinta giornata del gruppo B di Champions League, in programma mercoledì 25 novembre alle 20.45 nello stadio Ali Sami Yen di Istanbul. La partita, già gonfia di tensione, perchè decisiva per la qualificazione ai quarti di finale (se la Juve non vince è fuori) e perchè giocata in un piccolo e bollente stadio da 24 mila posti, non poteva restare estranea al caso – Ocalan. Ieri il quotidiano di destra Ortadogu ha invitato a trasformare l’incontro in una manifestazione, televista in mondovisione, “contro l’Italia”. Il giornale, facendosi portavoce di “ambienti” non bene identificati, chiede alla società di utilizzare l’appuntamento sportivo “per mostrare la giusta reazione della Turchia esibendo striscioni e slogan, in italiano, contro Roma”. Ortadogu non sa, però, che, almeno in Italia, la partita la potranno vedere, in diretta, solo gli abbonati a Telepiù: infatti Mediaset, che ha i diritti per la Champions League nel nostro Paese, trasmetterà su Canale 5 Inter-Real Madrid, classica del calcio europeo. La richiesta di Ortadogu, inoltre, non è stata accolta con entusiasmo dal presidente della società turca, Faruk Suren che ha invitato a “non mischiare lo sport con la politica” aggiungendo: “Non bisogna cadere nella trappola di chi vuole usare la tensione politica come un pretesto. Gli italiani verranno, perderanno e se ne andranno”. Alle assicurazioni di Faruk Suren, si è associato il vice-presidente Uefa Senes Erzik, secondo il quale la polizia garantirà in modo perfetto la sicurezza dello stadio. Il Galatasaray non vuole problemi perchè guida il gruppo B di Champions League con 7 punti (Rosenborg 5, Juve 4, A. Bilbao 3). Ha la grande occasione di qualificarsi ai quarti di finale di Champions League e non intende vanificare gli investimenti miliardari e gli ingaggi di numerose stelle straniere come il portiere del Brasile Taffarel e il fantasista romeno Hagi, attirati dagli stipendi elevati e dal fisco benevolo. Per la Juve, il piccolo stadio sulla collina di Galata è esaurito da tempo (prezzi dalle 50 mila alle 300 mila lire). Il calcio turco è sempre più ricco e vuole un posto fisso in Europa. Per questo il Galatasaray si opporrà alla proposta del vice-presidente della commissione Esteri, il verde Vito Leccese, che ha chiesto, in seguito alle minacce di Ortadogu, di giocare la partita in campo neutro. “Nonostante le rassicurazioni del presidente della squadra turca e l’intervento del membro Fifa non possiamo esporre nessuno al pericolo di scontri”. I primi a non volere che si scateni la guerriglia sono proprio i dirigenti del club di Istanbul che temono, vista la recente squalifica della Fiorentina, di perdere, per un gesto sconsiderato, la partita a tavolino. Mentre la Farnesina comincia a occuparsi della questione – per ora riguardo all’evento calcistico non ci sono state segnalazioni di pericoli reali – l’Uefa, organizzatrice della Champions League, non ha ancora ravvisato rischi per la Juve o per i suoi tifosi nella gara di Istanbul: se non ci sono incidenti prolungati e di una certa gravità non è politica della Federazione europea cambiare sede di un incontro di Coppa. Si va avanti, fino a prova contraria. I giocatori della Juve, comunque, non sono spaventati. L’attaccante Nicola Amoruso ha detto: “Per ora andiamo, ci affidiamo alla polizia locale. Penso che saremo protetti, ma se ci saranno pericoli la società prenderà posizione”. Diversa la situazione dei tifosi: la Juventus ha richiesto 300 biglietti per la partita, quelli prenotati dai fans. La distribuzione continua. I cosiddetti vip voleranno con la squadra e i giornalisti, ma ci saranno anche altre spedizioni. Partiranno per Istanbul 50 “Fighters”, in rappresentanza di uno dei due gruppi ultrà bianconeri. Ha commentato uno dei capi, per nulla intimorito: “Siamo andati in posti peggiori”. Speriamo che abbia ragione.

Roberto Perrone

Pagina 4
(19 novembre 1998) – Corriere della Sera

venerdì 19 dicembre 1997

DAVIDS: ‘BASTA CON I CORI RAZZISTI’

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TORINO – Edgar Davids può giovare al centrocampo della Juventus, ma anche al senso civico dei suoi tifosi: “Spero che il mio arrivo serva a far cessare i cori della curva verso i giocatori di colore delle squadre avversarie”, si augura il trecciolino olandese, arrivato dal Milan quindici giorni fa e pronto al debutto al Delle Alpi, uno degli stadi più scomodi per chi ha la pelle bianca: a ogni “nemico” di colore – con particolare preferenza per George Weah – la curva Scirea (già famosa per uno striscione particolarmente offensivo dedicato anni fa a Junior, brasiliano del Toro) rivolge con disarmante regolarità cori decisamente razzisti. La hit degli ultrà resta il celebre “uh-uh-uh” che accompagna ogni giocata del colored di turno: Davids compreso, fino a un paio di settimane fa. “Ma non è una caratteristica soltanto italiana”, continua l’ olandese originario del Suriname. “Ho verificato atteggiamenti del genere negli stadi di tutta Europa. E non credo che sia razzismo: è semplicemente un modo molto discutibile per prendere in giro un avversario. Spero comunque che il mio arrivo serva a qualcosa”. Prima di Davids, l’ ultimo giocatore di colore della Juventus è stato il brasiliano Julio Cesar, ceduto al Borussia Dortmund quattro anni fa. – e.g.

La Repubblica

Davids, appello ai suoi tifosi “Via il razzismo dagli stadi”

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TORINO – Edgar Davids ha un sogno nel cuore: intaccare, se non abbattere, il razzismo da stadio. E per riuscirci ha ritagliato per se uno spazio preciso e definito: la tifoseria della Juventus, sua nuova squadra. Perchè anche lo stadio di Torino, in un passato recente, ha talora rivelato di nascondere – sopprattutto nelle sue curve – gente che insulta obiettivi mirati: prima Gullit, poi Aldair e Weah, infine Thuram e anche lo stesso Davids. Il quale, oggi, dice: “Spero che la mia presenza possa far cambiare la mentalità ai tifosi della Juventus nei confronti di chi ha la pelle nera e possa trasformare il loro atteggiamento”. Edgar Davids sa in quale modo può raggiungere il suo nobile scopo: affermandosi progressivamente come calciatore e come uomo. Perchè è ovvio che non bastano le parole: di quelle, ne sono già state spese tante. Da queste parti, a esempio, anche Gianluca Vialli ha cercato in passato di dare il suo contributo. Sosteneva l’allora capitano della Juventus, quando le sue parole avevano un peso rilevante sugli umori del popolo bianconero: “Gli insulti sono gravissimi, ma io credo non sia vero razzismo: certi cori e certe grida esistono in quanto servono a prendere di mira un avversario, non penso ci si renda conto di quanto possano ferire un uomo”. Gianluca Vialli non è riuscito a cambiare la testa dei tifosi della Juventus: da quando se n’è andato l’amato Julio Cesar, l’ultimo giocatore di colore che ha militato in bianconero, spesso sono accaduti episodi del genere. Edgar Davids commenta: “E’ triste affermarlo, ma ormai questi comportamenti non appartengono solo a una città o a uno stadio: ovunque, in Europa, è così. Ed è ancora più triste, per me, dire che ormai mi sono abituato a quei cori. Ma non mi sono arreso”. Il sogno di Edgar Davids è che un giorno vicino, anche grazie a lui, Weah, Aldair e Thuram possano giocare a Torino non accompagnati da applausi, ma nemmeno da ululati di scherno.

Agresti Stefano

Pagina 43
(19 dicembre 1997) – Corriere della Sera

lunedì 24 febbraio 1997

Agguato ultrà alla Juve

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Agguato ultrà alla Juve

A Firenze sfasciato a sassate il pullman bianconero, colpito Peruzzi

DAL NOSTRO INVIATO FIRENZE – Non sono i sassi a fare più male. In questa domenica di ordinario teppismo – anzi di teppismo addirittura annunciato secondo il sindacato di Polizia a dispetto delle incaute previsioni di Marcello Lippi -, i sassi fanno solo più rumore. Perchè stavolta spaccano i vetri del pullman della Juve (ore 13.30, all’altezza della curva Fiesole, 4 o 5 ultrà che spuntano da dietro le auto di Polizia e Carabinieri e propiziano una fittissima pioggia) e perchè schegge e pietre raggiungono due giocatori (i portieri Peruzzi e Rampulla) senza peraltro scalfirli. I sassi, dunque, non fanno poi così male. Peggio, di sicuro, fanno i lacrimogeni che si spargono dentro lo stadio Comunale mezz’ora prima della partita e non c’è spettatore che non lacrimi, si strizzi gli occhi, si protegga naso e bocca con i fazzoletti. Sono cinque minuti di odori forti, brutti e cattivi che toccano tutti perchè riguardano tutti. Fiorentina – Juventus non è ancora cominciata e ci sarebbe molto per dire che tutto è già finito. Perchè tra i sassi e i lacrimogeni succede una cosa così “normale” per il popolo da stadio da non preoccupare nessuno. Infatti non colpisce e non ferisce nessuno se non i 39 morti dello stadio Heysel a Bruxelles che qui dentro non ci sono, come non ci sono i loro familiari, come non c’è memoria in nessuna domenica e su nessun campo dove il risultato conti più della decenza. Sono i tifosi della curva “Maratona”, quella opposta alla “Fiesole”, a scandire un trito, poco comprensibile, rosario di numeri. E’ la contabilità della tragedia: ricordarla per schernire. Uno alla volta così fa più male. Sentiteli come gridano in coro: “Uno, due, tre… venticinque, ventisei… trentotto, trentanove: ole, ole, ole”. E tutti – se non tutti almeno i tanti della “Maratona” – a batter le mani paghi di tale sprezzo del nemico. Il nemico – gli juventini, appunto – sta stretto tra il settore distinti e la “Maratona”. Non è tranquillo, il nemico, visto che, a rigor di cronaca, è quello che comincia per primo: attacca con i bengala, almeno quattro, rossi da squarciare il cielo e che atterrano pericolosi sui tifosi viola. Poi, sempre dal settore dei bianconeri, qualcuno scavalca l’inferriata e prende a lanciar sassi, monete, lattine. I poliziotti quasi subito sparano i lacrimogeni. Si gioca e in campo arriva di tutto. Contro Zidane (dai “distinti”: arance) mentre sta per battere un angolo; contro l’assistente dell’arbitro, Pisacreta (dal “parterre”: bottiglie), quando segnala un fuorigioco di Batistuta; nel mucchio (da dietro una porta: un altro bengala) all’intervallo, sui giocatori che rientrano negli spogliatoi. Di questa giornata di sport assai prossima all’oblio non restano che due risultati finali: l’1-1 e una decina di feriti tra le forze dell’ordine. Il primo avrà di gran lunga il primato sul secondo. Del secondo, infatti, siamo abituati a dire: ordinaria amministrazione, poteva andare peggio. Pessime conclusioni, inevitabili peraltro.

Padovan Giancarlo

Pagina 35
(24 febbraio 1997) – Corriere della Sera

sabato 25 maggio 1996

La Disciplinare cancella multa alla Juve

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STRISCIONE ULTRA’ , GIUDICE SMENTITO

La Disciplinare cancella multa alla Juve

MILANO . Sconcertante sentenza della Disciplinare. La Juve non può essere ritenuta responsabile per lo striscione (“Noi 39 morti combattendo, voi uno schianto da leggenda”) esposto al 40′ della ripreaa di Piacenza Torino, in presumibile risposta ad un altro (“A Roma come a Bruxelles speriamo in una nuova Heysel”), sistemato poco prima nel settore dei tifosi granata. Il giudice sportivo aveva inflitto alla Juve un’ammenda di 6 milioni, ritenendola oggettivamente responsabile dell’operato dei suoi sostenitori “sia sul proprio campo sia su quello delle società avversarie”. La Disciplinare non condivide l’affermazione del giudice Laudi, “relativa all’estensione della responsabilità oggettiva a manifestazioni nelle quali la società non sia direttamente impegnata trattandosi di responsabilità di carattere eccezionale, che, pur ponendosi come cardine insopprimibile dell’ordinamento, deve essere interpretata in modo restrittivo”. Da qui la decisione di revocare l’ammenda.

Pagina 41
(25 maggio 1996) – Corriere della Sera

giovedì 18 aprile 1996

Striscioni a Piacenza: paga anche la Juve

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UNA SENTENZA INEDITA

Striscioni a Piacenza: paga anche la Juve

MILANO . La sindrome del beduino (i nemici dei miei amici sono miei nemici) costa 6 milioni alla Juventus. E questa la sanzione inflitta dal giudice sportivo alla società bianconera per gli striscioni apparsi allo stadio Galleana durante Piacenza Torino. E una sentenza a suo modo rivoluzionaria, perchè colpisce una protagonista indiretta dalla partita. Ammende per responsabilità oggettiva, naturalmente, sono state inflitte anche al Piacenza e al Torino: 2 milioni e 25 milioni con diffida. Gli striscioni esposti facevano riferimento alle tragedie dell’Heysel e di Superga: al 21′ del secondo tempo veniva esposto dalla tifoseria ospite lo striscione “A Roma come a Bruxelles, speriamo in una nuova Heysel”, mentre al 40′ , nella curva del Piacenza, compariva la scritta “Noi 39 morti combattendo, voi uno schianto da leggenda”. L’ammenda per il Piacenza è stata inflitta perchè i supporters locali hanno agevolato l’esposizione dello striscione. Dell’episodio si è già occupata anche la giustizia ordinaria. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Piacenza, Antonino Mazzi, ha concesso ieri gli arresti domiciliari ai tre ultrà del Torino arrestati domenica dopo gli incidenti. Sono: G.S., 25 anni, D.C., 22, e M.L., 23.

Pagina 41
(18 aprile 1996) – Corriere della Sera

lunedì 15 aprile 1996

Granata verso la B, ultrà scatenati

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A PIACENZA STRISCIONI VERGOGNA, INCIDENTI E FERITI

Granata verso la B, ultrà scatenati

NOSTRO SERVIZIO PIACENZA . A Piacenza i tifosi tornano alla ribalta, stavolta spalleggiati vigorosamente da duemila sostenitori del Torino. Dopo i cori di scherno e gli striscioni insultanti dedicati a Baresi e Desailly, un’altra domenica nel segno dell’intolleranza e del la violenza, conclusa da una guerriglia nei dintorni dello stadio, innescata soprattutto dai tifosi granata, che ha costretto le forze dell’ordine a sferrare un paio di cariche e a sparare qualche candelotto lacrimogeno. Pesante il bilancio degli incidenti. Tre agenti e un carabiniere sono rimasti feriti (uno ha una tibia fratturata, per il lancio di un grosso sasso); tre tifosi del Torino sono stati arrestati e rinchiusi in carcere (per lancio di oggetti, resistenza e lesioni) e undici sono stati denunciati. Tutto era cominciato con l’esposizione di uno striscione ancora dedicato a Gigi Cagni, l’allenatore del Piacenza, che aveva stigmatizzato il comportamento dei tifosi nei confronti del Milan: “Cagni rispetta gli ultrà”. Ma ce n’era anche un altro che raccomandava: “Vogliamo la conferma di Cagni”. Poi, sulla curva occupata dai più accesi sostenitori emiliani, appariva uno striscione che poteva anche sembrare scherzoso: “La mucca è pazza perchè il Toro va in B”. Ma a quel punto si scopriva che tra i sostenitori del Piacenza si erano infiltrati alcuni capi della tifoseria juventina, venuti sin qui per provocare i rivali in una sorta di derby lontano da Torino. La presenza dei “nemici” doveva essere nota ai sostenitori granata, che verso la mezz’ora del secondo tempo srotolavano uno striscione agghiacciante, che alludeva alla prossima finale di Coppa dei campioni: “A Roma come a Bruxelles, speriamo in un nuovo Heysel”. Drammaticamente evidente l’accenno alla tragedia che aveva preceduto la sfida del 1985 tra Juventus e Liverpool. Dalla curva opposta la replica era fulminea nella sua becera stupidità: “Noi 39 morti combattendo, voi uno schianto da leggenda” diceva un altro striscione, che si spingeva ancora più indietro nel tempo, sino alla tragedia aerea del ’49 a Superga. Manco a dirlo, dovevano passare alcuni minuti prima che qualcuno provvedesse a far rimuovere i due vergognosi striscioni. Poco dopo, mentre il Torino era ormai avviato verso una sconfitta che lo condanna virtualmente alla serie B, esplodeva la rabbia dei suoi tifosi, che tentavano di sfondare una cancellata per irrompere in campo prima di accendere la guerriglia con le forze dell’ordine.

Gherarducci Mario

Pagina 29
(15 aprile 1996) – Corriere della Sera

lunedì 4 dicembre 1995

Striscioni, insulti e vandalismi: una serata di inciviltà

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IN TRIBUNA INFAME SCRITTA TORINISTA, VIALLI SE NE VA IN SILENZIO PER PROTESTA

Striscioni, insulti e vandalismi: una serata di inciviltà

TORINO . Luca Vialli fende la folla dei cronisti con la faccia nera delle peggiori occasioni. Ha fatto tripletta ma, spiegazione ufficiosa e pure attendibile, il contorno della partita lo ha nauseato. Alla fine, il bilancio degli scontri contemplerà soltanto feriti lievi. Eppure ieri sera al “Delle Alpi” di raggelante non c’era soltanto la temperatura. Ingresso delle squadre: la curva juventina espone solo due striscioni. Sciopero del tifo, figlio del derby di bastoni pregiocato venerdì davanti alla stazione. Sciopero a favore dei diffidati, gli eroi del tifo più estremo. I due stendardi sono di tema giudiziario politico: uno stigmatizza la “colpa di essere ultrà”, l’altro è una bandiera di An. La curva torinista risponde con altrettanta civiltà. Coreografia bella gianduiotto granata, impreziosita da questo lenzuolo: “Fortunato leucemico fulminato”. Per non disturbare l’effetto scenico, lo striscione viene poi spostato dal primo anello alla gradinata più bassa. I giocatori del Torino, involontariamente, si capisce, vanno a “salutarlo” prima di prendere posto. Calma relativa fino alla fine del primo tempo. Dopo il terzo gol di Vialli, inedita comunanza anti Sonetti. Ma subito, ecco comparire nella curva bianconera due striscioni granata: “Leasing granata” (?) e “Club fedelissimi” Rivarolo Cuneese. Bruciano all’unisono, cadendo in fiamme sul settore sottostante. Con gli immaginabili pericoli. Unico dato positivo: appiccano il fuoco anche all’altro striscione, quello della colpa ultrà. Al 28′ comincia dal settore granata una coordinatissima pioggia di seggiolini, azzurri e grigi; un minuto dopo viene appiccato un incendio ad alcuni gadget bianconeri. I vigili del fuoco vanno per spegnere: seggiolini anche per loro, ma ci riescono. Al 30′ coro beneaugurante “Ci vediamo ad Orbassano” da parte degli ultrà torinisti, dedicato a Sonetti e dall’effetto mille volte più sinistro degli altri insulti riservati al tecnico e a Calleri. Passati altri cinque minuti, le fiamme divampano di nuovo nella curva granata. Stavolta i pompieri si fanno proteggere dagli scudi di due poliziotti, ma devono retrocedere. Fischio finale. Un centinaio di torinisti invade il campo e corre incontro ai cinque giocatori granata che – a mo’ di messaggio pacifista – stanno andando a lanciare le maglie verso le gradinate. Vengono accolti dal lancio di ulteriori seggiolini, provocando la prima delle tre cariche della polizia che svuoteranno la curva. Becca manganellate anche chi era andato alla ricerca di qualcosa di colorato per rendere meno grigia la serata. I pochi a volti scoperto. Nel dopo gara una trentina di persone ricorreranno alle cure del pronto soccorso per ferite soltanto lievi. Chissà chi ha vinto.

Perrone Roberto, Bottura Luca

Pagina 38
(4 dicembre 1995) – Corriere della Sera

domenica 3 dicembre 1995

Juve Torino, vigilia di battaglia fra ultrà

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Un inquietante prologo per il derby numero 213 (ore 20.30, in pay Tv). Sonetti in crisi non può perdere; Vialli scuote i suoi: “Dobbiamo essere piu’ pericolosi”

Juve Torino, vigilia di battaglia fra ultrà

Nella notte bastonate in citta’ fra quindici granata e quindici bianconeri: due feriti, dieci denunciati

DAL NOSTRO INVIATO TORINO . L’ anno scorso, il derby che non c’era non ci fu. L’alluvione lo spazzò via (rinviandolo) insieme con cose più importanti, vite umane, case, storie. Era un derby in cui si rinveniva una solidarietà molesta tra le due società : si erano scambiate giocatori e dirigenti, facevano fronte compatto contro lo stadio. La Juve aveva preso Moggi, il Torino il centro sportivo di Orbassano. Troppa amicizia in un derby che era stato vissuto con grande tensione solo dal Toro per cui era la partita della vita. Forse è per questo che, alla vigilia della stracittadina numero 213, gli ultrà hanno deciso di drogare la partita affrontandosi in singolar tenzone, tipo disfida di Barletta. Laggiù (anno 1503) si schierarono 13 italiani contro 13 francesi, e c’erano nomi e motivi più nobili. Venerdì notte in via Sacchi, angolo corso Vittorio Emanuele (di fronte alla stazione di Porta Nuova), erano 15 contro 15, in nome di un’oscena futilità . Al posto di picche e spadoni, le armi erano bastoni e tubi di gomma. I due gruppi, secondo la polizia, intervenuta per sedare il tafferuglio, si erano dati appuntamento per la battaglia con un copione già sperimentato in passato. Al posto dei cavalli, i duellanti si sono presentati con auto e moto. Urla, schiamazzi e rumore di carrozzerie ferite hanno richiamato l’attenzione degli abitanti del quartiere che hanno subito telefonato alla polizia. Arrivati sul posto, gli agenti hanno agguantato, denunciandoli, dieci “cavalieri” protagonisti della rissa. Due giovani hanno riportato ferite alla testa, ma soltanto uno, S.R., 22 anni, si e’ fatto trasportare all’ ospedale (otto giorni per ferite lacero contuse). Un altro tifoso, I.S., 20 anni, pur sanguinante, non si e’ invece fatto medicare. Il regolamento di conti sembra forzato: più che dalla rivalità esistente proviene da un passato che non c’è più . C’era una volta il grande Torino, pace all’anima sua, poi quello di Meroni che sopravvive solo nei libri, ma i fans granata si accontenterebbero anche di quello di Mondonico. Adesso c’è il Toro che scappa: dalla città perchè l’albergo è iellato, dal dibattito (bocche cucite) per accentuare il sentimento “soli contro tutti” che potrebbe accendere gli animi; dalla vigilia tradizionale, annullando l’allenamento del sabato per cercare, nello stravolgimento della normalità , una sorta di catarsi. Il presidente granata Calleri ha scoperto che non solo la stampa, ma anche la Tv imbroglia. Benvenuto al club. La Juventus, attraverso Gianluca Vialli, ha scippato al povero torello anche l’esclusiva della passione: “Non esiste solo un cuore Toro, la Juve ha dimostrato in questo anno e mezzo di avere cuore e grande intensità. E non è più neanche riproponibile l’accostamento Toro operaio, Juve Fiat, perchè questi dirigenti hanno dimostrato di saper proporre una squadra vincente contenendo i costi e operando in economia”. Cosa resta dunque al Toro silenzioso? Solo la partita, la notte fredda dal Delle Alpi (ore 20.30, pay tv), il derby non più come affermazione di una superiorità locale, ma come bisogno primario di punti per evitare la retrocessione. L’anno scorso c’era Rizzitelli che segnava (quattro gol in due partite vinte), c’era Vialli il trascinatore. Gli eroi sono stanchi, anche se il bel pareggio di Parma ha dimostrato che la Juve ha ancora risorse. Da Rizzitelli non abbiamo notizie di quelle del Torino, Vialli ha mescolato problemi a certezze sue e della Juve: “Giochiamo molto per il pressing, ma non riusciamo a trasformare le palle conquistate in palle gol. Sarei preccupato se mi capitassero tante occasioni e le fallissi. Quando sarò ossessionato solo dal gol, capirò che è ora di smettere”. Il tempo non è ancora scaduto, anche se, forse, vedere lo stadio mezzo vuoto (troppo freddo, poco entusiasmo), stringerà il cuore.

Perrone Roberto

Pagina 43
(3 dicembre 1995) – Corriere della Sera

 

 

martedì 28 novembre 1995

Denunciati altri 28 ultrà

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JUVE FIORENTINA

Denunciati altri 28 ultrà

TORINO . Ventotto tifosi sono stati denunciati a piede libero dalla questura di Torino per gli incidenti avvenuti prima e dopo Juve Fiorentina (19 novembre). A tutti è stato interdetto per un anno l’ ingresso negli stadi. Sono 16 ultra’ juventini e 12 viola. Le scene di violenza erano state riprese dalle telecamere, ma anche da fotografi e cineoperatori della polizia scientifica.

Pagina 43
(28 novembre 1995) – Corriere della Sera

venerdì 3 novembre 1995

Gli ultrà scoprono Zeffirelli: insulti all’aeroporto

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A MALPENSA SCENE DA CURVA

Gli ultrà scoprono Zeffirelli: insulti all’aeroporto

TORINO . (r.per.) Incroci pericolosi. In aeroporto, dopo il pericolo degli scioperi e quello della nebbia, può capitare di rientrare nella casistica degli scontri tra tifosi. E’ accaduto alla Malpensa, mercoledì , quando un gruppo di “drughi”, gli ultrà della Juventus, mentre aspettavano alla Malpensa il charter che li avrebbe condotti a Glasgow, hanno riconosciuto, tra le persone che andavano per i fatti propri, anche Franco Zeffirelli (nella foto), regista di fama, parlamentare, nonchè tifoso della Fiorentina o per meglio dire antijuventino storico, protagonista in passato di leggendari scontri verbali (e perfino giudiziari) con Madama che, anche se comunemente chiamata Vecchia Signora, non ha mai provocato nel regista toscano attacchi di gentilezza. Appena l’hanno visto, mentre attendeva un volo intercontinentale, gli ultrà hanno cominciato a bersagliarlo di insulti. Secondo la loro versione, Zeffirelli li avrebbe ripagati con la stessa moneta, non tirandosi indietro. Essendo una versione di parte va presa con le molle, ma, se fosse vera, non si potrebbe che sottolineare il coraggio del regista, pronto a tenere testa a un gruppo di “duri”. La cosa, per fortuna, è rimasta limitata allo scontro verbale, poi ognuno ha preso l’aereo e se n’è andato per la sua strada. Fino al prossimo incrocio.

Pagina 43
(3 novembre 1995) – Corriere della Sera

lunedì 13 febbraio 1995

VIAGGIO CON GLI ULTRA’, NON TUTTI SONO PENTITI

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BARI – Squilla il telefono pubblico al “bar della Juve”, o “bar dei Drughi”, nel quartiere torinese di San Donato, case popolari e fabbrichette in disuso nella prima periferia di corso Regina Margherita. Come ogni venerdì, alle dieci di sera, i Drughi, gli ultrà del tifo bianconero, si riuniscono per organizzare la domenica allo stadio. Squilla il telefono e il titolare non si alza nemmeno a rispondere. Tanto si sa già per chi è: vogliono Toni, 35 anni, il capo, per chiedergli della trasferta a Bari: si va in treno, si organizza un pullman? La risposta è sempre la stessa: “Questa settimana non facciamo niente. Ho la Digos che mi pressa, ognuno vada come vuole. Niente pullman. Perché ora basta che sparisce una tavoletta di cioccolata in un autogrill e scoppia un casino. Non voglio guai”. Il bar dei Drughi è piccolo, con due stanze sul retro tappezzate di fotografie: lo striscione a Mosca sulla Piazza Rossa, la curva in festa, Cabrini sorridente con la maglia del Liverpool che solleva la Supercoppa. Il locale si riempie lentamente. Spezzoni di discorsi: “Ti ricordi quella volta con la Samp? Che botte. All’ inizio ci sono passati sopra”. “Sì, ma poi gliene abbiamo date tante… “. Partiranno per Bari in cento. “Le trasferte buone sono a Roma, Firenze – dice Diego – mi piace essere lì, farmi vedere, essere sfidato. Persino i vecchi ti tirano le monetine”. E la partita? “Quella non la vedi…”. Allora non è proprio cambiato nulla? Toni, il capo: “E’ un periodo di riflessione anche per noi”. Basta con la violenza? “E chi l’ ha detto? Ultrà significa di più, di più degli altri tifosi. Lo scontro fisico, specie con certi gruppi, è inevitabile. C’ è sempre qualche vecchio conto da saldare. Parlo di botte, non di coltelli. Prendi quelli dell’ Atalanta, ad esempio: solo a cazzotti si sono fatti rispettare in tutt’ Italia”. Più o meno, è quello che dice il comunicato degli ultrà riuniti a Genova la settimana scorsa: un’ assemblea a cui voi, però, non siete andati… Toni: “Che bisogno c’ era di andare lì a piangere? E poi una cosa è rappresentare una curva, una cosa è comandarla”. Diego: “Per i 39 morti dell’ Heysel nessuno ha fatto assemblee”. Robi: “Bella cazzata quel comunicato, così i giornalisti hanno avuto la scusa per darci addosso. Bisognava fare una riunione segreta”. E’ pieno il bar, ora. Il telefono continua a suonare. Niente pullman. Ognuno per sé. Bari è lontana e tira brutta aria. “Comunque anche laggiù il nostro striscione va messo al centro perchè saremo noi a dirigere il tifo”. Appuntamento a mezzanotte di sabato davanti al bar. O direttamente al San Nicola, settore ospiti. Da mezzanotte alle tre, l’ indomani, partono una trentina di auto. Cento ultrà. “Qualcun altro, da Torino, prenderà l’ aereo”, dicono. Mille e cinquanta chilometri. Pino, 30 anni, artigiano, è in macchina da nove ore. A trenta chilometri da Bari la Stradale lo ferma per un sorpasso senza freccia. Cinquantamila di multa. “Dove andate?” “Alla partita”. “Aprite il baule”, ci sono solo gli striscioni. Si riparte. Al casello, sorpresa: sciopero. Non si paga, 64.000 lire risparmiate. Arriva su una Panda anche Andrea, 20 anni, muratore, pure lui dei Drughi: “Sono partito da Torino venerdì, ho dormito a Napoli dove ho la famiglia ed eccomi qui. Appena finisce la partita riprendo l’ auto e corro al San Paolo per vedere Napoli-Cremonese”. All’ una, davanti al San Nicola, ci sono tutti. C’ è un gran sole, tira vento. Gli juventini sono in tutto 4.000, arrivati con pullman da Brescia, Campobasso, Siracusa, Napoli, Reggio Calabria. Chi ha il biglietto rilasciato dalla società, quello con la scritta “Ospiti”, entra dalla porta 19, quella buona. Gli altri, a lato. Gli agenti smistano i tifosi, hanno toni amichevoli. Nel cielo volteggiano sempre più bassi un elicottero della polizia e uno dei carabinieri. Pino: “E’ un momento bruttissimo, dopo gli scontri di Brescia e il morto di Genova siamo visti proprio come delinquenti. Ma oggi niente casini”. Si aspetta dietro un baracchino delle salsicce. Pochi hanno sciarpe o cappelli bianconeri. Cinque o sei sono senza biglietto. Toni riconosce un bagarino amico suo, lo prende in disparte, si allontana, torna con i tagliandi con il fatidico timbro “Ospiti”: “Eccoli, i cosiddetti biglietti gratis che ci danno le società. Li ho pagati ventimila l’ uno. Perché ce li hanno i bagarini?”. Fate le vittime? “Dopo Genova ci hanno tagliato i biglietti gratuiti. Che erano solo quaranta ogni domenica. Anzi: ne abbiamo chiesti cento a pagamento e ne abbiamo avuti solo la metà. I biglietti per Francoforte, su cui c’ è scritto 20 marchi, costano 25 mila lire. I conti non tornano. Per molto meno i Boys dell’ Inter si sono rifiutati di andare in trasferta”. Finalmente si entra. Sugli spalti gli juventini stendono gli striscioni, Vecchia guardia, Drughi e Area, i più turbolenti. Nessuno stendardo, invece, sulla curva nord, quella dei baresi, dove compare solo “Basta lame basta infami”, lo striscione unificato per tutti i gruppi ultrà che hanno partecipato all’ assemblea di Genova. Gli juventini, invece, non ce l’ hanno. Ma applaudono quasi tutti quando i giocatori si scambianole maglie e gli altoparlanti diffondono l’ appello anti-violenza. Quasi tutti. Dall’ Area partono cori beceri: “Pieno di tagli, Spagnolo pieno di tagli”, “Spagnolo non salta più, uno di meno”. La Vecchia guardia risponde con “Camicia nera”. Dall’ Area volano bucce d’ arancia, insulti, sputi sui tifosi baresi, famiglie con bambini, che occupano il settore inferiore. C’ è un attimo di tensione fra Drughi e Area: “Finitela, fate i veri ultrà”. Fischio d’ inizio, si gioca. Nell’ intervallo ancora qualche scintilla, ma la Juve è già sull’ 1-0 e questo rasserena gli animi dei bianconeri. Gol di Ferrara, tutti a casa. I Drughi e gli altri escono cantando dallo stadio, si mischiano ai baresi. E’ stata una buona domenica.

ARTURO BUZZOLAN

Repubblica — 13 febbraio 1995

martedì 29 novembre 1994

La Digos alla Juve: non coprite i violenti

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La Digos alla Juve: non coprite i violenti
RELAZIONI PERICOLOSE “Il club sovvenziona gli ultra’ ” L’ imbarazzo di Bettega in Tv

TORINO . (s.a.) I tifosi piu’ caldi della Juventus, ormai da una settimana, hanno individuato un nuovo nemico: un giornalista della redazione torinese di “Repubblica”. A Vienna, durante la partita di coppa Uefa gli hanno rivolto cori demenziali (“Sei il capo degli ebrei”) e altri offensivi, domenica a Padova hanno esposto uno striscione minaccioso contro di lui: “Se ti prendiamo…”. La sua “colpa” e’ aver denunciato gli strettissimi rapporti fra la Juve e questa frangia della tifoseria: durante la trasferta per l’ incontro di coppa Uefa nell’ isola di Madeira, la societa’ avrebbe ospitato alcuni ultra’ sull’ aereo a proprie spese. Non e’ accaduta la stessa cosa in occasione della partita a Vienna della scorsa settimana a causa delle proteste dei tifosi “vip” (quelli che pagano), i quali non gradivano il comportamento di tali compagni di viaggio. Ma questi ultimi non sono stati “abbandonati” dai dirigenti, che hanno messo a loro disposizione un pullman. E’ stato inoltre ricordato che recentemente il servizio d’ ordine e’ stato effettuato dagli stessi tifosi che si erano resi protagonisti dell’ aggressione ad Andrea Fortunato. La Juventus tutto cio’ non ha potuto smentirlo, ma non c’ e’ stata nessuna manifestazione di solidarieta’ , neanche una telefonata di scuse. “Non faremo niente di ufficiale”, ribadiscono in piazza Crimea, dove si prevede solo l’ invio di una lettera privata (evidentemente non di ringraziamento) a Gianni Mura, firma di “Repubblica”, il quale ha stigmatizzato l’ atteggiamento di inoperosita’ dei dirigenti di fronte a questi episodi. Ieri il presidente Bettega era ospite al “Processo del lunedi’ ” e, quando gli e’ stato chiesto un chiarimento sul caso, ha mostrato un notevole imbarazzo: “Amiamo il calcio piu’ di altri, se dovessimo aprire l’ archivio delle falsita’ … Non possiamo controllare tutto quello che entra allo stadio di Padova”. Si e’ pero’ mossa la Digos. Presto ci sara’ un contatto fra le forze dell’ ordine e la societa’ bianconera. Si chiedera’ di non “coprire” la frangia violenta e anzi di collaborare all’ individuazione dei suoi componenti, nell’ ambito di un’ operazione che vuole combattere le interconnessioni fra club calcistici e questi pseudo tifosi. Tanto piu’ che i loro nomi sono noti a chi sta svolgendo le indagini.

Masia Antonio

Pagina 41
(29 novembre 1994) – Corriere della Sera

lunedì 21 marzo 1994

E DALLA CURVA UN SOLO GRIDO “ANDATE A LAVORARE”

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TORINO – C’è solo cemento attorno alla Juve, lugubre cemento grigio, freddo cemento da stadio, vuoto cemento senza neppure un fazzoletto bianconero, una bandierina, uno striscione. Anzi sì, qualche scritta esiste: ma esce dal vocabolario della derisione e della rabbia. “Noi presenti per orgoglio, voi per denaro”. Nero pallido su bianco sporco. “Vergogna, non ci meritate”. Nero su sfondo rosa. “Cacciate i filistei dal tempio”. Al limite i farisei ma non importa, l’ esattezza storica conta meno della tensione emotiva. Gelido, grigio, desolato cemento, un muro perfetto dove sbattono i cori, i canti di scherno, le parole che rimbalzano da una gradinata all’ altra, da una grandinata di insulti all’ altra. “A lavorare, andate a lavorare”. E’ la colonna sonora di un pomeriggio senza mediazioni, senza ricadute d’ affetto, senza scivoloni nel pentimento della passione bianconera, nell’ istinto dell’ esultanza passeggera. E poi quei fischi, un diluvio biblico che cancella la lettura della formazione e le note di un inno non proprio puntuale, non proprio pertinente. Entrano le squadre, ora i bersagli diventano individuali. “Trapattoni vaffanculo” grida cantando una curva. E la tribuna applaude. Poi l’ ira si sposta su Andrea Fortunato, il più malvisto. Ogni pallone che tocca – e comunque ne tocca più del solito – è un boato. Scatta pure uno speciale meccanismo selettivo: applausi sparsi ma non casuali per Conte, Ravanelli, Di Livio, Torricelli, Del Piero; fischi per gli altri, soprattutto per il terzino sinistro e Moeller. Kohler si salva alla fine, gettando maglia e canottiera in curva, potenza del sudore. Assente Baggio, ieri lo stopper tedesco era capitano: forse un premio dopo l’ espulsione in Coppa, complimenti a chi ha avuto la magnifica idea. Uno a zero. “A lavorare, andate a lavorareee”. Due a zero. “A lavorare, andate a lavorareee”. Tre a zero. “Vinceremo, vinceremo, vinceremo il tricolor”. Quattro a zero. “Del Piero, olè”. “Vi impegnate solo adesso/vi impegnate solo adessooo”. E mentre cresce il numero dei gol, si alza il livello del dissenso espresso dalla tribuna: fischi a chi fischia. “Pubblico di merda” rispondono quelli di destra e di sinistra (nel senso delle curve) e c’ è un pericoloso movimento di masse con arrivo della polizia. Ma per una volta Drughi e Viking, le due fazioni degli irriducibili (la seconda è quella che ha paura di Moggi e resta con Boniperti), si trovano in sintonia. Non può essere una domenica di armistizio e pazienza se la Juve funziona, togliendo un po’ di gusto al copione cattivo. Adesso dovrebbe partire la ricucitura degli strappi. Umberto Agnelli: “Speriamo che la squadra abbia fatto la pace con il pubblico, altrimenti siamo come spaghetti senza sale. Senza tifo è stata durissima”. Roberto Bettega: “I giocatori hanno dimostrato personalità e carattere, vedrete che usciranno tra gli applausi”. Non è andata esattamente così e non è solo un problema d’ intensità affettiva. E’ anche un guaio numerico: 4.552 spettatori paganti, con o senza bandiere, sono la misura dell’ abisso. – di MAURIZIO CROSETTI

Repubblica — 21 marzo 1994

lunedì 26 aprile 1993

Beceri striscioni fra le tifoserie e gravi insulti

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domenica 7 marzo 1993

Poca Juve, tanti nervi

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TORINO – “Boniperti, vendili tutti”. “A lavorare, andate a lavorare”. “Tirate fuori l’ orgoglio”. “Vialli, non fare l’ indifferente”. “Galia, torna a Verona”. “Siete delle signorine”. E’ questa una breve scelta delle frasi più gentili che una trentina di ultras bianconeri – il gruppo è quello dei Drughi – ha dedicato ieri alla Juventus, dopo aver fatto irruzione nel centro “Sisport Fiat” di Orbassano dove la squadra si allena quotidianamente. Minacce al gestore del bar, ad un guardiano, ad una collega di Canale 5 (avvicinata con un bastone) e agli operatori dell’emittente televisiva cui è stato “consigliato” di non riprendere la scena. E poi calci contro una scrivania e altre parole pesanti nei confronti dei giornalisti (uno è stato colpito da uno sputo). Finché l’impianto è stato chiuso a chiave – una sorta di estemporaneo assedio, insomma – in attesa che intervenissero le forze dell’ordine. L’allenamento ha avuto inizio con notevole ritardo, e tardi sono arrivati pure i carabinieri, quattro pattuglie in tutto, ma ormai gli ultras se n’erano andati dicendo che avrebbero aspettato i giocatori a Villar Perosa. Sergio Brio, allenatore in seconda della Juventus e il medico Pasquale Bergamo hanno quindi parlamentato con il gruppetto. “Gridare è un diritto – ha commentato il dirigente Francesco Morini – purché non si ecceda. Abbiate pazienza ma qui siamo tutti ospiti, noi e voi”. Della Fiat, dunque i bianconeri sono ospiti di se stessi e di una struttura frequentata da migliaia di dopolavoristi, con un continuo viavai di gente. Certi episodi non accadrebbero se la società fosse dotata di quel centro tecnico privato mai costruito, al contrario di quanto hanno fatto altri importanti club. Tre ore difficili, quindi il pullman della Juventus è partito per il ritiro di Villar Perosa scortato da due volanti dei carabinieri. La località della Val Chisone è stata raggiunta mediante un percorso alternativo per evitare eventuali agguati e sassaiole. “Capisco questi ragazzi – ha detto Trapattoni – anche perché a Lisbona c’ erano e non si sono divertiti. Comunque non si dica che non ci mettiamo impegno. Se in Portogallo avessimo pareggiato, ora sarebbero tutti soddisfatti”. Laconico il commento di David Platt, l’unico giocatore insieme a Carrera a soffermarsi brevemente sull’accaduto: “I tifosi sono frustrati quanto noi”. “Si possono criticare il nostro gioco e i risultati, non l’impegno” ha commentato il terzino. Silenzio assoluto da parte di Vialli e Roberto Baggio, i bianconeri più contestati. Ma quest’ultimo ha avuto l’infelice idea di scagliarsi verbalmente contro l’inviato di un quotidiano sportivo, “reo” di aver dato un voto troppo basso. Un altro segno di disagio e debolezza. – m c

La Repubblica – 07 marzo 1993 – pagina 40 – sezione: SPORT

martedì 29 dicembre 1992

A Salerno prima della Juve la partita contro il razzismo fra atleti di religioni diverse

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pallone di pace: il triangolare in diretta Tv

DAL NOSTRO INVIATO SALERNO . Salerno che vive soprattutto di terziario, che mescola una nutrita rappresentanza di colore tra i suoi trecentomila abitanti, diventa oggi capitale europea della pace, scelta dal Centro Internazionale di Assisi per diffondere lo slogan “il calcio può …”, contro le intemperanze razziali. E allora, mentre fioccano le adesioni, mentre vengono annunciati almeno venticinquemila spettatori dentro lo stadio Arechi, sembra già d’aver fatto gol all’indifferenza, promuovendo questo censimento tra sportivi delle più disparate etnie finalmente affratellati, dopo troppe miserabili violenze a ogni latitudine. Si, forse affiorano pure vaghi rimorsi; forse ci si accorge d’aver perduto tempo prezioso, forse un’idea così semplice e così nobile poteva nascere prima accanto ai consueti interessi del football business. Meglio comunque tardi che mai, come preciserà tra poco Maurizio Sarlo, promotore e realizzatore dell’iniziativa. Che, preceduta dal convegno “Quale Europa per il terzo millennio?”, ruoterà intorno alla prima edizione della “Partita della Pace” e si concluderà con un triangolare (diretta su Raidue dalle 20.25, partite di 45 minuti) chiamato “Primo Trofeo Europe Cup” fra Juve (senza Platt, che ha problemi al ginocchio operato e Moeller, acciaccato), Cska Mosca, Olympiakos Pireo. Ma prevarrà il programma multirazziale, agganciato all’incontro introduttivo tra due formazioni giovanili di città ; quando cioè vedremo Salernitana Resto del mondo, pretesto simbolico per mischiare nelle contrapposte formazioni atleti di diverse religioni, iscritti in Italia ai campionati Uisp. Essi si aggiungeranno a una decina di professionisti della Salernitana distribuiti da una parte e dall’altra, per ricordare che non ha senso tifare contro. Quante volte abbiamo respirato negli stadi atmosfere d’odio o ascoltato vergognosi cori senza profondo turbamento? Adesso basta. Adesso Salerno intende ridisegnare uno scibile agonistico accettabile, prestando le strade, i propri ritrovi, a un abbraccio carico di significati. Tante piccole storie vengono qui sparpagliate da ragazzi tutti eguali, tutti convinti di volersi bene nella recuperata dimensione ludica, tutti decisi a offrire il loro contributo per fronteggiare uniti qualsiasi metastasi di violenza. E c’è il terzino del Camerun e l’attaccante della Costa d’Avorio. E c’è il tornante marocchino emozionato quanto quello del Gabon. E non mancano senegalesi ne figli della Repubblica centro africana. Poi, una comitiva appartenente al gruppo sportivo ebraico, col portiere che si chiama Frascati e che accenna a discriminazioni sopportate a Roma dove risiede. “Però . aggiunge . se si moltiplicheranno analoghe iniziative, prepareremo quanto meno giorni più vivibili alle prossime generazioni, agli aspiranti atleti di domani. Tra poco sarò orgoglioso d’indossare la completa tenuta bianca, con la colomba sul petto. Salerno è piena di manifesti dove c’è scritto “no al razzismo”, “no all’antisemitismo” e “viva l’Europa unita se rispettosa dei diritti di chiunque, in quanto io sono figlio di Dio come te…”. E commovente sarà il momento in cui consegneremo un gagliardetto di pace ai capitani delle tre grandi squadre che hanno accolto l’invito. Miglior cassa di risonanza non potevamo pretendere”. Toccherà al signor D’Elia arbitrare la Partita che racchiude propositi e speranze per un futuro di diminuite intolleranze. La Partita più importante da vincere, scoraggiando chi intende sviluppare ovunque perfino rigurgiti di bieca follia. Certo, se ne parlerà nel dibattito del mattino: psicologi, docenti universitari, giornalisti, dirigenti sportivi (è certa la presenza del presidente juventino Chiusano, probabile pure la partecipazione di Boniperti) tenteranno di tracciare i primi scenari del prossimo secolo ormai vicino, salvo lanciare suggerimenti o messaggi propositivi al traino d’uno sport disinfestato, restituito in ogni società civile al proprio ruolo davvero aggregante. Per aiutare chi soffre ancora. Per allontanarci dai crimini di quest’epoca scellerata. Per conservarne la memoria storica. Franco Melli

Melli Franco

Pagina 32
(29 dicembre 1992) – Corriere della Sera

sabato 12 dicembre 1992

Calcio e violenza: fermati 2 tifosi ultra’ della Fiorentina. Quella bomba serviva a colpire gli juventini

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M.A. 19 anni e F.E. 21 sono sottoposti a fermo di polizia con l’ accusa di strage

FIRENZE . Un’azione premeditata per colpire i tifosi juventini. Erano stati preparati quattro ordigni: due dovevano esplodere allo stadio “Artemio Franchi” domenica scorsa, al termine di Fiorentina-Juve. Per coprire gli autori del lancio, volevano utilizzare candelotti fumogeni, che però erano stati sequestrati dalla polizia. Questa la ricostruzione fornita ieri dalla Digos sul grave episodio avvenuto allo stadio di Firenze. Presunti autori del lancio degli ordigni due giovani residenti a Sesto Fiorentino: A.M., 19 anni, ed E.F., 21 anni. Entrambi sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria (convalidato dal procuratore aggiunto di Firenze, Francesco Fleury) con l’accusa di fabbricazione, detenzione e porto di oggetto esplodente. Per loro l’accusa potrebbe tramutarsi in strage dopo i risultati della perizia sui frammenti degli ordigni. La polizia ha poi denunciato altre sette persone per porto e detenzione di ordigno esplosivo. Tutti e nove i tifosi apparterrebbero al “Gruppo di Quinto”, un club non riconosciuto dal tifo organizzato della Fiorentina. Le rudimentali bombe sono state realizzate riempendo un tubo di ferro con la polvere nera di proiettili da caccia. Per superare i controlli all’ingresso dello stadio F. e M. avrebbero approfittato dell’apertura dei cancelli a 15 minuti dalla fine della partita per consentire il deflusso del pubblico. Dopo avere preso gli ordigni, nascosti sotto la sella di una Vespa, sarebbero rientrati e, sistemandosi nel parterre dello stadio, li avrebbero lanciati contro il settore juventino: solo i vetri antiurto che separano le gradinate dal campo hanno evitato il peggio. Nel corso dell’operazione la Digos ha anche recuperato un vero e proprio arsenale in perquisizioni in casa e in un locale dove il “Gruppo di Quinto” si ritrovava: coltelli, bastoni, proiettili da caccia e calibro 7,62 da guerra, raudi, fumogeni, tubi e tondini di ferro, biglie di metallo. Il questore di Firenze, Nunzio Rapisarda, ha definito il fatto gravissimo, “mai successo prima”. Sulla sicurezza dello stadio fiorentino è intervenuto anche il prefetto Mario Iovine che ha minacciato la revoca del permesso di agibilità se entro il 3 gennaio non saranno eseguiti alcuni lavori per garantire l’incolumità degli spettatori.

Paola Catani

Pagina 43
(12 dicembre 1992) – Corriere della Sera

martedì 8 dicembre 1992

FIRENZE, L’ ORDIGNO DELLA VERGOGNA

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TORINO – Un tubo di ferro lungo una quindicina di centimetri, chiuso da un tappo a vite, ripieno di polvere da sparo compressa e innescata da una breve miccia: non sarebbe stata una bomba-carta, quella lanciata dalla curva “Ferrovia” verso il settore dei tifosi bianconeri, ma un ordigno rudimentale ancor più pericoloso. Su questa specie di granata – capace di danneggiare due vetrate antisfondamento – la Procura fiorentina ha aperto un’ inchiesta e sta indagando la Digos. Ieri la polizia scientifica ha compiuto un lungo sopralluogo nella zona in cui si è verificata l’ esplosione, recuperando alcune schegge metalliche: se gli accertamenti stabiliranno l’ alto potenziale dell’ esplosivo, potrebbe essere ipotizzabile un’ imputazione di strage. Gli inquirenti sperano di poter identificare gli autori del lancio: erano in azione le telecamere anti-teppisti. Intanto il questore di Firenze, Nunzio Rapisarda, si è complimentato con i suoi uomini e ha parlato di “una giornata sostanzialmente positiva, turbata da un fatto stupido e isolato”. Sono stati invece già schedati dieci ultras juventini, sparuta rappresentanza del più folto gruppo che si è esibito in cori razzisti e antisemiti. Un provvedimento minimo ma non inutile (i dati raccolti saranno comunicati a tutte le questure italiane) nei confronti di chi ha sbandierato una croce celtica e ha “salutato” l’ avversario col braccio teso gridando “siete come gli ebrei”. Quelle urla hanno una firma, appartengono ai Drughi cioè al nucleo più estremo del tifo bianconero. Più nero che bianco, poiché la matrice di destra accomuna non solo loro (il nome Drughi si richiama ai cattivi di Arancia Meccanica) ma pure i Viking, cioè l’ altra schiera ultras. I primi sono torinesi, i secondi milanesi e pare che negli ultimi tempi si siano verificate tensioni interne. I Drughi comandano la curva Scirea mentre i Viking sono piazzati in Maratona e hanno un teorico vantaggio rispetto ai colleghi: siccome provengono dalla Lombardia, per gli agenti è più difficile identificarli e smascherarli. Quasi nessuno di loro è schedato. Arrivano, colpiscono e tornano a casa. “Il razzismo e l’ intolleranza non li capisco proprio – ha detto ieri Trapattoni – perché noi italiani siamo stati i primi a cercare fortuna all’ estero. Tuttavia non credo che sia possibile e utile sospendere le partite quando si verificano certi gravi episodi”. Quello che invece aveva chiesto durante la partita il sindaco di Firenze, Morales. Tra gli ultras della Juve non mancano i naziskin: fino a qualche mese fa si trattava di una minoranza, però il fenomeno si sta gonfiando. L’ età media è molto più bassa rispetto, per esempio, ai granata (si va dai sedici ai diciannove anni) mentre è maggiore il ricambio. Esiste una sorta di turn-over da curva, luogo di battaglie ma anche di buoni affari: perché il tifo estremo produce e vende materiale personalizzato, e con il ricavato sovvenziona le trasferte. Proprio su quest’ ultimo tema si è aperto un conflitto tra i Drughi e la società, accusata di non avere contribuito al viaggio di Atene per la Coppa Uefa. Durissima la risposta dei dirigenti, “non accettiamo ricatti”, ma intanto la polemica continua. Infine, il tifo estremo bianconero non ha più alleanze: si è chiuso anche il tacito gemellaggio con i bergamaschi dell’ Atalanta. Tra i nemici storici, viola e granata sono al primo posto. E con alcuni gruppi del Torino esiste una sfida nella sfida: ognuno rivendica di stare più a destra dell’ altro, e da più tempo. – di MAURIZIO CROSETTI

Repubblica — 08 dicembre 1992

domenica 6 dicembre 1992

Allarme violenza: due elicotteri sopra lo stadio

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FIRENZE (r.p.) . In Toscana le forze dell’ ordine saranno molto impegnate oggi, domenica considerata ad altissimo rischio (oltre a Fiorentina-Juventus si disputano infatti i derby Pisa-Lucchese e Massese-Carrarese). Saranno mobilitate piu’ di 2.500 persone tra carabinieri e poliziotti. A Firenze s’ e’ svolta nel pomeriggio di ieri una riunione in Prefettura in cui e’ stata definita l’ operazione di vigilanza dell’ intera citta’ . I controlli cominceranno prestissimo nelle diverse uscite dell’ autostrada del Sole ed alla stazione ferroviaria e saranno particolarmente accurati nei dintorni dello stadio. Oltre ai tifosi violenti e’ stata dichiarata guerra anche ai bagarini, sempre particolarmente attivi. I biglietti sono esauriti e nonostante il maltempo si registrera’ il primato d’ incasso per Firenze con 2,2 miliardi di lire. Da Torino giungeranno poco piu’ di mille tifosi. Altrettanti arriveranno dalle diverse province toscane, tutte tinte di bianconero. E attesa anche Mariella Scirea, che prendera’ posto in tribuna d’ onore accanto a Cecchi Gori. Sopra lo stadio volteggeranno sino al termine della partita due elicotteri della polizia. Una vera e propria prova generale del tifo e’ stata fatta martedi’ sera per la partita del campionato di calcetto. Molti cori offensivi per Causio, Bettega, Gentile e Cabrini, ma nessun incidente. Merito anche degli ex viola, a cominciare da Antognoni, che ha siglato una tregua con gli avversari con abbracci e strette di mano.

Pagina 41
(6 dicembre 1992) – Corriere della Sera

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