Curva Filadelfia

giovedì 19 novembre 1998

“Dagli spalti di Galatasaray-Juventus grideremo la nostra rabbia”

Filed under: notizie — magicajuventus @ 00:00

La destra nazionalista di Istanbul cerca di scatenare la piazza. I dirigenti: “Non mischiamo calcio e politica”

Abdullah Ocalan e’ diventato il ventitreesimo giocatore di Galatasaray-Juventus, valida per la quinta giornata del gruppo B di Champions League, in programma mercoledì 25 novembre alle 20.45 nello stadio Ali Sami Yen di Istanbul. La partita, già gonfia di tensione, perchè decisiva per la qualificazione ai quarti di finale (se la Juve non vince è fuori) e perchè giocata in un piccolo e bollente stadio da 24 mila posti, non poteva restare estranea al caso – Ocalan. Ieri il quotidiano di destra Ortadogu ha invitato a trasformare l’incontro in una manifestazione, televista in mondovisione, “contro l’Italia”. Il giornale, facendosi portavoce di “ambienti” non bene identificati, chiede alla società di utilizzare l’appuntamento sportivo “per mostrare la giusta reazione della Turchia esibendo striscioni e slogan, in italiano, contro Roma”. Ortadogu non sa, però, che, almeno in Italia, la partita la potranno vedere, in diretta, solo gli abbonati a Telepiù: infatti Mediaset, che ha i diritti per la Champions League nel nostro Paese, trasmetterà su Canale 5 Inter-Real Madrid, classica del calcio europeo. La richiesta di Ortadogu, inoltre, non è stata accolta con entusiasmo dal presidente della società turca, Faruk Suren che ha invitato a “non mischiare lo sport con la politica” aggiungendo: “Non bisogna cadere nella trappola di chi vuole usare la tensione politica come un pretesto. Gli italiani verranno, perderanno e se ne andranno”. Alle assicurazioni di Faruk Suren, si è associato il vice-presidente Uefa Senes Erzik, secondo il quale la polizia garantirà in modo perfetto la sicurezza dello stadio. Il Galatasaray non vuole problemi perchè guida il gruppo B di Champions League con 7 punti (Rosenborg 5, Juve 4, A. Bilbao 3). Ha la grande occasione di qualificarsi ai quarti di finale di Champions League e non intende vanificare gli investimenti miliardari e gli ingaggi di numerose stelle straniere come il portiere del Brasile Taffarel e il fantasista romeno Hagi, attirati dagli stipendi elevati e dal fisco benevolo. Per la Juve, il piccolo stadio sulla collina di Galata è esaurito da tempo (prezzi dalle 50 mila alle 300 mila lire). Il calcio turco è sempre più ricco e vuole un posto fisso in Europa. Per questo il Galatasaray si opporrà alla proposta del vice-presidente della commissione Esteri, il verde Vito Leccese, che ha chiesto, in seguito alle minacce di Ortadogu, di giocare la partita in campo neutro. “Nonostante le rassicurazioni del presidente della squadra turca e l’intervento del membro Fifa non possiamo esporre nessuno al pericolo di scontri”. I primi a non volere che si scateni la guerriglia sono proprio i dirigenti del club di Istanbul che temono, vista la recente squalifica della Fiorentina, di perdere, per un gesto sconsiderato, la partita a tavolino. Mentre la Farnesina comincia a occuparsi della questione – per ora riguardo all’evento calcistico non ci sono state segnalazioni di pericoli reali – l’Uefa, organizzatrice della Champions League, non ha ancora ravvisato rischi per la Juve o per i suoi tifosi nella gara di Istanbul: se non ci sono incidenti prolungati e di una certa gravità non è politica della Federazione europea cambiare sede di un incontro di Coppa. Si va avanti, fino a prova contraria. I giocatori della Juve, comunque, non sono spaventati. L’attaccante Nicola Amoruso ha detto: “Per ora andiamo, ci affidiamo alla polizia locale. Penso che saremo protetti, ma se ci saranno pericoli la società prenderà posizione”. Diversa la situazione dei tifosi: la Juventus ha richiesto 300 biglietti per la partita, quelli prenotati dai fans. La distribuzione continua. I cosiddetti vip voleranno con la squadra e i giornalisti, ma ci saranno anche altre spedizioni. Partiranno per Istanbul 50 “Fighters”, in rappresentanza di uno dei due gruppi ultrà bianconeri. Ha commentato uno dei capi, per nulla intimorito: “Siamo andati in posti peggiori”. Speriamo che abbia ragione.

Roberto Perrone

Pagina 4
(19 novembre 1998) – Corriere della Sera

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