Curva Filadelfia

martedì 28 febbraio 1995

Eintracht Francoforte-Juventus 94/95 Coppa UEFA

Filed under: Coppe europee, fototifo, Trasferte — magicajuventus @ 20:30

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domenica 19 febbraio 1995

Juventus-Napoli 94/95

Filed under: fototifo, Stadio Delle Alpi — magicajuventus @ 15:00

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lunedì 13 febbraio 1995

VIAGGIO CON GLI ULTRA’, NON TUTTI SONO PENTITI

Filed under: notizie — magicajuventus @ 00:00

BARI – Squilla il telefono pubblico al “bar della Juve”, o “bar dei Drughi”, nel quartiere torinese di San Donato, case popolari e fabbrichette in disuso nella prima periferia di corso Regina Margherita. Come ogni venerdì, alle dieci di sera, i Drughi, gli ultrà del tifo bianconero, si riuniscono per organizzare la domenica allo stadio. Squilla il telefono e il titolare non si alza nemmeno a rispondere. Tanto si sa già per chi è: vogliono Toni, 35 anni, il capo, per chiedergli della trasferta a Bari: si va in treno, si organizza un pullman? La risposta è sempre la stessa: “Questa settimana non facciamo niente. Ho la Digos che mi pressa, ognuno vada come vuole. Niente pullman. Perché ora basta che sparisce una tavoletta di cioccolata in un autogrill e scoppia un casino. Non voglio guai”. Il bar dei Drughi è piccolo, con due stanze sul retro tappezzate di fotografie: lo striscione a Mosca sulla Piazza Rossa, la curva in festa, Cabrini sorridente con la maglia del Liverpool che solleva la Supercoppa. Il locale si riempie lentamente. Spezzoni di discorsi: “Ti ricordi quella volta con la Samp? Che botte. All’ inizio ci sono passati sopra”. “Sì, ma poi gliene abbiamo date tante… “. Partiranno per Bari in cento. “Le trasferte buone sono a Roma, Firenze – dice Diego – mi piace essere lì, farmi vedere, essere sfidato. Persino i vecchi ti tirano le monetine”. E la partita? “Quella non la vedi…”. Allora non è proprio cambiato nulla? Toni, il capo: “E’ un periodo di riflessione anche per noi”. Basta con la violenza? “E chi l’ ha detto? Ultrà significa di più, di più degli altri tifosi. Lo scontro fisico, specie con certi gruppi, è inevitabile. C’ è sempre qualche vecchio conto da saldare. Parlo di botte, non di coltelli. Prendi quelli dell’ Atalanta, ad esempio: solo a cazzotti si sono fatti rispettare in tutt’ Italia”. Più o meno, è quello che dice il comunicato degli ultrà riuniti a Genova la settimana scorsa: un’ assemblea a cui voi, però, non siete andati… Toni: “Che bisogno c’ era di andare lì a piangere? E poi una cosa è rappresentare una curva, una cosa è comandarla”. Diego: “Per i 39 morti dell’ Heysel nessuno ha fatto assemblee”. Robi: “Bella cazzata quel comunicato, così i giornalisti hanno avuto la scusa per darci addosso. Bisognava fare una riunione segreta”. E’ pieno il bar, ora. Il telefono continua a suonare. Niente pullman. Ognuno per sé. Bari è lontana e tira brutta aria. “Comunque anche laggiù il nostro striscione va messo al centro perchè saremo noi a dirigere il tifo”. Appuntamento a mezzanotte di sabato davanti al bar. O direttamente al San Nicola, settore ospiti. Da mezzanotte alle tre, l’ indomani, partono una trentina di auto. Cento ultrà. “Qualcun altro, da Torino, prenderà l’ aereo”, dicono. Mille e cinquanta chilometri. Pino, 30 anni, artigiano, è in macchina da nove ore. A trenta chilometri da Bari la Stradale lo ferma per un sorpasso senza freccia. Cinquantamila di multa. “Dove andate?” “Alla partita”. “Aprite il baule”, ci sono solo gli striscioni. Si riparte. Al casello, sorpresa: sciopero. Non si paga, 64.000 lire risparmiate. Arriva su una Panda anche Andrea, 20 anni, muratore, pure lui dei Drughi: “Sono partito da Torino venerdì, ho dormito a Napoli dove ho la famiglia ed eccomi qui. Appena finisce la partita riprendo l’ auto e corro al San Paolo per vedere Napoli-Cremonese”. All’ una, davanti al San Nicola, ci sono tutti. C’ è un gran sole, tira vento. Gli juventini sono in tutto 4.000, arrivati con pullman da Brescia, Campobasso, Siracusa, Napoli, Reggio Calabria. Chi ha il biglietto rilasciato dalla società, quello con la scritta “Ospiti”, entra dalla porta 19, quella buona. Gli altri, a lato. Gli agenti smistano i tifosi, hanno toni amichevoli. Nel cielo volteggiano sempre più bassi un elicottero della polizia e uno dei carabinieri. Pino: “E’ un momento bruttissimo, dopo gli scontri di Brescia e il morto di Genova siamo visti proprio come delinquenti. Ma oggi niente casini”. Si aspetta dietro un baracchino delle salsicce. Pochi hanno sciarpe o cappelli bianconeri. Cinque o sei sono senza biglietto. Toni riconosce un bagarino amico suo, lo prende in disparte, si allontana, torna con i tagliandi con il fatidico timbro “Ospiti”: “Eccoli, i cosiddetti biglietti gratis che ci danno le società. Li ho pagati ventimila l’ uno. Perché ce li hanno i bagarini?”. Fate le vittime? “Dopo Genova ci hanno tagliato i biglietti gratuiti. Che erano solo quaranta ogni domenica. Anzi: ne abbiamo chiesti cento a pagamento e ne abbiamo avuti solo la metà. I biglietti per Francoforte, su cui c’ è scritto 20 marchi, costano 25 mila lire. I conti non tornano. Per molto meno i Boys dell’ Inter si sono rifiutati di andare in trasferta”. Finalmente si entra. Sugli spalti gli juventini stendono gli striscioni, Vecchia guardia, Drughi e Area, i più turbolenti. Nessuno stendardo, invece, sulla curva nord, quella dei baresi, dove compare solo “Basta lame basta infami”, lo striscione unificato per tutti i gruppi ultrà che hanno partecipato all’ assemblea di Genova. Gli juventini, invece, non ce l’ hanno. Ma applaudono quasi tutti quando i giocatori si scambianole maglie e gli altoparlanti diffondono l’ appello anti-violenza. Quasi tutti. Dall’ Area partono cori beceri: “Pieno di tagli, Spagnolo pieno di tagli”, “Spagnolo non salta più, uno di meno”. La Vecchia guardia risponde con “Camicia nera”. Dall’ Area volano bucce d’ arancia, insulti, sputi sui tifosi baresi, famiglie con bambini, che occupano il settore inferiore. C’ è un attimo di tensione fra Drughi e Area: “Finitela, fate i veri ultrà”. Fischio d’ inizio, si gioca. Nell’ intervallo ancora qualche scintilla, ma la Juve è già sull’ 1-0 e questo rasserena gli animi dei bianconeri. Gol di Ferrara, tutti a casa. I Drughi e gli altri escono cantando dallo stadio, si mischiano ai baresi. E’ stata una buona domenica.

ARTURO BUZZOLAN

Repubblica — 13 febbraio 1995

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